Publiacqua restituisce il deposito cauzionale (ma solo a chi non l’ha pagato)

| 25 novembre 2011 | 0 commenti

Circa un anno fa, molti utenti di Publiacqua ricevettero insieme alla usuale fattura una letterina nella quale veniva annunciato “l’adeguamento” del deposito cauzionale che Publiacqua richiede a quegli utenti cha pagano tramite bollettino e non tramite addebito sul proprio conto corrente.

In questa lettera veniva citato l’art. 49 del nuovo “Regolamento del Servizio Idrico Integrato”. Come succede quasi sempre in questi casi, la stragrande maggioranza degli utenti paga l’aumento (a volte anche cospicuo), dopo aver mugugnato un po’. Qualcuno avrà pagato senza neanche accorgersi della cosa, maledicendo l’avversa fortuna.

Il sottoscritto, vuoi per vocazione caratteriale, vuoi perchè destinatario (per motivi professionali) di decine di queste comunicazioni, ha cominciato a chiedersi se tale richiesta fosse legittima. Ho quindi reperito (ed è stata già questo una sfaticata) questo benedetto regolamento ed ho cominciato a leggerlo (anche questo una mazzata nei denti).

Le mie fatiche sono state però ricompensate; leggendo il già citato art. 49, ho scoperto che Publiacqua, con un’operazione da gioco delle tre carte, aveva omesso di citare l’inizio dell’articolo che, testualmente, riporta “All’atto della stipula della fornitura, l’utente deve versare un deposito cauzionale…”.

Avete capito? “All’atto della stipula”. Ma cosa c’entra con l’atto della stipula uno che ha un’utenza attiva da 30 anni? Niente, ma pur di spillare un po’ di soldi ai propri utenti, Publiacqua ha chiesto questo “adeguamento” (eufemismo per “aumento” qualche volta esponenziale) a tutti gli utenti che non pagano tramite banca.

Dopo un’attenta lettura degli atti e delle normative in materia, decido di non pagare l’aumento della cauzione. Ne’ per me, ne’ per i miei clienti che dovevano pagarlo. Pago il consumo e stralcio l’aumento del deposito cauzionale. Non per tutti i clienti però, perchè per qualcuno ho pagato prima di poter approfondire la cosa. Ma perchè dico questo?

Aspetto per un po’. Dopo un mesetto o poco più, arriva la replica di Publiacqua. Una salva di raccomandate tra il minaccioso e l’offensivo. Si minaccia, in caso di mancato pagamento, la chiusura delle utenze interessate. Viene anche scritto (a me che ho sempre pagato puntualissimo) che non pagare la bolletta dell’acqua “è una scelta assolutamente priva di senso e di buonsenso”.

La scelta priva di senso e di buonsenso è stata quella di nominare certe persone a dirigere questa azienda, dico io. Ma andiamo avanti.

Rispondo a Publiacqua in termini analoghi, io che sono allergico agli scontri verbali, con questa lettera. A mia volta minaccio di adire le vie legali, anche in sede penale, nel caso Publiacqua procedesse al distacco delle forniture. Era marzo.

Dopo molti mesi, ad ottobre, Publiacqua invia una serie di lettere agli utenti che non hanno pagato dove, ribadendo la legittimità del proprio operato e blah blah blah, annuncia che la ATO (ente di cui parleremo in seguito) ha stabilito nuovi criteri per il calcolo del deposito cauzionale. In attesa che venga calcolato il nuovo importo, l’azienda ha deciso, quasi a farti un regalo, di stornare l’aumento della cauzione a suo tempo richiesto.

Con una certa soddisfazione, mi metto in attesa dei rimborsi per gli utenti che hanno già pagato. Non ditemi che sono stato un povero illuso, perchè dopo pochi giorni me lo sono detto da me. Dopo pochissimo, infatti, sono arrivate altre fatture di Publiacqua, per alcuni utenti che invece avevano pagato. Manco a dirlo, nessun accenno ad un eventuale rimborso per chi ha pagato in più.

Per riassumere: Publiacqua richiede un aumento, giustificandolo con normative che non giustificano niente; poi con chi giustamente non paga fa la voce grossa minacciando ed offendendo. Alla fine, decide di desistere e non chiede più i soldi a chi non li ha pagati, ma vede bene di non restituirli a chi invece li ha pagati.

In paese serio, basterebbe questo per chiedere la rimozione (meglio sarebbe prendere a calci nel culo) tutto il gruppo dirigente di questo ente pubblico travestito da azienda che pesa sul groppone delle famiglie e delle aziende vere.

Ovviamente questo non succederà, Publiacqua garantisce utili ai comuni azionisti (da Firenze, a Roma, a Scandicci, Sesto e via via), e finchè spremerà soldi agli utenti con tariffe tra le più alte in Italia (secondo una discutibile ricerca della CGIL le più alte di tutti) ed un servizio di dubbia qualità (chi ha avuto una caldaia rovinata dal calcare sa di cosa parlo) per riversarle almeno in parte ai comuni azionisti, nessuno chiederà la testa di nessuno.

Da questa vicenda, e da altre che non riporto qui, si ha l’impressione che Publiacqua sia alla ricerca spasmodica di fare cassa, di raggranellare anche solo qualche spicciolo in più; come se questo ente fosse alle soglie (o già dentro) di una grave crisi finanziaria, che potrebbe sfociare in un “buco” di bilancio un po’ come è successo alla ASL di Massa.

Per uscire però dalla denuncia e dalla protesta che qualcuno potrebbe definire “sterile”, metto in campo alcune proposte, alcune minute per l’utente, altre per l’azienda ed altre di carattere generale e normativo.

Per l’utente:
a) Informarsi e cercare di capire cosa si sta pagando; è faticosissimo, lo so, ma solo un utente informato può difendersi dalle trappole e dai piccoli raggiri.
b) Non fatevi prendere dalla rabbia; certe cose si gestiscono meglio a mente fredda, come una partita a scacchi.
c) In caso controversie, soprattutto quando Publiacqua invia lettere raccomandate, lasciate perdere numeri verdi e call center, servono per sfogarsi con incolpevoli operatori, spesso malpagati e precari. Seguite il detto “verba volant, scripta manent” degli antichi Romani e comunicate per iscritto, via fax o, nei casi più delicati per raccomandata AR.
d) Quando scrivete, per rafforzare il discorso, non dimenticate di fare un accenno all’eventuale intervento di legale per vostro conto. Per esperienza personale so che quando si hanno di fronte soggetti consapevoli di essere inadempienti, questi argomenti fanno riavere la vista ai ciechi.
e) Lasciate stare le associazioni dei consumatori: perdete tempo.
f) Rivolgetevi ad un avvocato solo dopo aver compreso con una certa cognizione di causa qual è il nocciolo della questione. Gli avvocati vivono di cause legali e molti hanno poco lavoro; è facile trovare qualcuno che ti convince perchè ti dice “Lei ha ragione”, ma la verità è che si rischia di spendere un sacco di soldi e non arrivare a nulla. Un avvocato non può spiegarvi la vostra bolletta dell’acqua (non è il suo mestiere) ma deve solo mettervi nelle condizioni di difendervi dai soprusi di fronte ad un giudice, traducendo in “legalese” quelle che sono le vostre richieste.

Scarica gli allegati dei documenti:
Publiacqua-diffida-III-2011

Publiacqua – Lettera di sollecito

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Category: Cittadinanza, Succede a Prato

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